NBA

Che l’NBA (acronimo per National Basketball Association) sia grande già lo sapevamo, ma è la prima volta che l’NBA scende in campo (o meglio, non scende in campo) battendosi per i diritti dell’umanità.


Lo Sport, quello con la “S” maiuscola è nato con uno scopo preciso: riunire sotto una passione comune persone diverse. Trovare un momento di aggregazione, di gioia, di confronto comunitario ed è per questo che, negli anni, diversi atleti e squadre si sono fatti avanti per protestare contro le ingiustizie dell’epoca moderna.


È successo nel 1967 quando Muhammad Alì si rifiutò di andare a combattere la guerra di Vietnam.

È successo a Città del Messico nel 1968 quando, durante la premiazione dei 200 metri piani Tommie Smith e John Carlos alzarono il pugno chiuso guantato in nero in segno di protesta contro il razzismo.


Ed è accaduto il 26 Agosto 2020.


Cos’è successo nel mondo dell’NBA?

NBA oltre lo Sport, i Bucks per Black Lives Matter 1

L’atmosfera negli Stati Uniti non è delle migliori in questi ultimi mesi: nonostante la nascita del movimento Black Lives Matter e delle continue manifestazioni per sensibilizzare il governo verso il problema della discriminazione razziale, episodi di violenza ingiustificata continuano ad insanguinare il Paese.


L’ultimo episodio, quello che ha fatto traboccare il vaso, è avvenuto il 24 agosto in Winsonsin. La polizia ha sparato –alla schiena- Jacob Blake, un uomo di colore disarmato.


Inutile dire che le proteste sono ricominciate più forti che mai, stavolta i Milwaukee Bucks hanno preso posizione.


I Bucks dovevano disputare una partita con gli Orlando Magic, ma non sono scesi in campo. “Siamo stanchi degli omicidi e dell’ingiustizia”, ha detto George Hill –guardia dei Bucks, ndr.-


La reazione del mondo dello sport


La reazione non si è fatta attendere, immediatamente i giocatori dell’Orlando Magic si sono accodati alla protesta, uscendo dal campo.

La società dei Bucks sostiene i suoi giocatori e, in un tweet, Alex Lasry –vicepresidente- ha scritto: “Alcuni valori sono più grandi del basket. La posizione assunta oggi dai giocatori e dall’organizzazione dimostra che siamo stufi. Quando è troppo è troppo. Il cambiamento deve avvenire. Sono incredibilmente orgoglioso dei nostri ragazzi e siamo al 100% con i nostri giocatori, pronti ad assisterli e a portare avanti un vero cambiamento”.


Altre stelle dello sport, come LeBron James hanno scelto di farsi avanti con veemenza scegliendo la linea “dura” della protesta: i Lakers e i Clippers faranno di tutto per bloccare l’intera stagione.


Non era mai successo, ma contro il razzismo si prova di tutto.

Lo Sport, quello vero, quello con la “S” maiuscola è un momento di unione e se questa vicinanza non c’è, che senso ha giocare?


Chiediamo il cambiamento, siamo stanchi”.  

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