plasma iperimmune


In queste ultime settimane si parla sempre di più del plasma iperimmune, ma cosa è? In che modo più aiutare nella battaglia contro il Coronavirus?


Alcuni sostengono che nel sangue dei guariti vi sia la chiave per curare i malati di Covid-19, eppure non tutti sanno che questa terapia non è la soluzione definitiva per combattere questo virus: l’uso del plasma iperimmune, seppur abbia dato ottimi risultati, è una terapia in fase di sviluppo.


Già in passato era stato utilizzato il plasma dei convalescenti per curare i malati durante le pandemie di SARS ed Ebola, ma mai come oggi i risultati erano stati così incoraggianti.


Cos’è il plasma iperimmune?


Non è altro che il plasma dei pazienti guariti dal Covid-19. Costoro, durante il periodo del contagio, hanno sviluppato un alto numero di anticorpi specifici, utili a combattere il virus.  Nella parte più liquida del sangue (il plasma) sono presenti acqua, proteine, nutrienti, ormoni ed una quota di anticorpi neutralizzanti, che non sono altro che quegli enzimi che hanno fortificato il corpo dei malati fino a sconfiggere il Covid-19.

Plasma iperimmune, cosa c’è da sapere 1


Perché alcune associazione invitano alla cautela?


Nonostante l’utilizzo del plasma iperimmune stiano dando risultati molto incoraggianti in pazienti con condizioni estremamente critiche, è bene ricordare che le persone coinvolte nella sperimentazioni sono ancora poche, poiché i donatori idonei devono avere un determinata quantità di anticorpi neutralizzanti specifici nel sangue, cosa che non tutti i pazienti guariti hanno.


L’obiettivo finale è sempre quello di ottenere farmaci plasmaderivati ricchi di anticorpi da poter somministrare ai malati.


Come si raccoglie il plasma e cosa se ne fa?


In Italia il sangue ed il suo emocomponenti sono considerati un bene pubblico tutelato dalla legge. Dunque, anche il plasma proviene da donazioni volontarie, responsabili, gratuite e periodiche, e costituisce la materia prima per la produzioni di medicinali plasmaderivati. Ad oggi l’Italia è ai primi posti per la quantità di plasma raccolto, che viene inviato alle case farmaceutiche autorizzate alla lavorazione industriale.


Il plasma viene raccolto tramite una donazione in cui viene separata la componente liquida da quella cellulare, che viene rimessa in circolo nell’organismo subito dopo l’estrazione del plasma. 

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