Autismo

Secondo Susanna Esposito dell’associazione Waidid la regolarizzazione del microbiota e l’uso dei “batteri buoni” potrebbero avere un potenziale terapeutico nel disturbo dello spettro autistico. In questi pazienti infatti, emergerebbe una correlazione tra disturbi mentali e alterazione della flora batterica intestinale

Sebbene l’autismo continui ad essere un disturbo difficile da diagnosticare, alcuni studi internazionali avrebbero scoperto un legame che lo lega alla flora batterica intestinale, il microbiota. “I dati di ricerche nel modello animale, in bambini con disturbi dello spettro autistico e nei loro familiari – sottolinea Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (Waidid) – hanno dimostrato che sintomi gastrointestinali e alterazioni nel microbiota siano spesso associati a disturbi neuro-comportamentali nei pazienti affetti da autismo. Il microbiota riveste nell’intestino importanti funzioni fisiologiche quali la maturazione del sistema immunitario, la degradazione di macromolecole alimentari complesse, la detossicazione, la produzione e l’assorbimento di vitamine e minerali, e influenza anche il comportamento. Il sistema immunitario ha sviluppato strumenti per convivere con il microbiota, ma anche per tenerlo sotto controllo. Quando questo controllo viene meno, avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori, in alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastro-intestinale ma anche come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l’autismo”.

Qual è allora il possibile impatto dell’uso di probiotici? Sempre secondo Esposito i batteri buoni” dello yogurt potrebbero avere un “potenziale terapeutico nel disturbo dello spettro autistico”.
Ad agosto 2015 è stato pubblicato uno studio sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, che spiega come i genitori di bambini con disturbi dello spettro autistico spesso cercano di aiutare i loro figli con l’aggiunta di terapie mediche alternative ai trattamenti convenzionali.
Si è trovato che il 39,3% delle famiglie con figli autistici e il 29,6% delle famiglie con un bambino con ritardo nello sviluppo cognitivo, ha usato medicine complementari o alternative.
Più comunemente, i genitori hanno dato ai bambini integratori alimentari, utilizzati dal 24,7% delle famiglie con un bambino con diagnosi d’autismo e dal 18,4% delle famiglie con un bambino con ritardo nello sviluppo.
Lo studio ha incluso 578 bambini dai due ai cinque anni; in 453 si sono riscontrati criteri diagnostici per un disturbo dello spettro autistico, e in 125 per una disabilità dello sviluppo.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità si stima che in Italia la prevalenza del disturbo sia di circa quattro su mille bambini e che il disturbo colpisca, per ragioni ignote, i maschi tre o quattro volte più delle femmine.