Cancro al seno

Secondo una ricerca americana la presenza di Lactobacilli potrebbe svolgere un’azione protettiva nel carcinoma alla mammella.

La presenza di batteri quali il Lactobacillus e lo Streptococcus thermophilius svolge un’azione protettiva contro il cancro al seno. A evidenziarlo è una ricerca condotta da Gregor Reid, professore della Western University in Canada, che ha identificato in questi microrganismi caratteristiche che migliorerebbero la condizione cellulare dei tessuti mammari e non permetterebbero la proliferazione di altri batteri, come l’Escherichia Coli e lo Staphylococcus epidermidis, che ne favoriscono lo sviluppo. Una buona notizia se si pensa che, secondo la Lega dei Tumori, l’incidenza del tumore in Italia è di 37 mila nuovi casi all’anno e che una donna su dieci ne è colpita. Inoltre nel sesso femminile, il cancro alla mammella rappresenta il 25% di tutti i carcinomi.
Gli esperti hanno studiato campioni di tessuto di cinquantanove donne, con tumore e formazioni benigne o sane, che si erano sottoposte a interventi di chirurgia estetica del seno. I batteri che sono stati trovati sono stati di vario tipo e ognuno di questi gruppi agiva diversamente a seconda della tipologia del tessuto. Nelle donne malate, ad esempio, sono state identificate colonie di Escherichia Coli e di Staphylococcus epidermidis. Diverso il caso dei Lactobacilli che proliferano nei tessuti sani, soprattutto nel periodo dell’allattamento. Questa diversità nella proliferazione dei batteri sembra essere confermata anche da una ricerca statunitense della Mayo Clinic, che ha condotto proprio sulla flora batterica che si trova nei tessuti del seno pubblicato su Scientific Report.  “Le differenze nel microbioma – ha riferito la ricercatrice Amy Degnim che ha condotto lo studio insieme a Tina Hieken – sono implicati nello sviluppo del cancro in diverse parti del corpo tra cui stomaco, colon, fegato, polmone e della pelle e ora abbiamo riscontrato che è vero anche nel caso del cancro al seno”.
Il legame tra la flora batterica e il cancro al seno è stato studiato anche da Barbara Fuhrman dell’University of Arkansas for Medical Sciences che ha pubblicato al riguardo uno studio sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. “La capacità di metabolizzare gli estrogeni e il rischio di cancro al seno nelle donne in post-menopausa –  spiega la ricercatrice – dipende anche dalla composizione del microbiota intestinale e il microbiota, a seconda dei batteri che lo compongono, può ulteriormente modificare i metaboliti favorendone il riassorbimento nel flusso sanguigno”. Prende sempre più piede l’idea che l’assunzione di probiotici possa svolgere un ruolo nella prevenzione. Questa soluzione andrebbe comunque accompagnata a periodiche mammografie, soprattutto per le donne nella fascia di età tra i 45-69 anni, le più colpite.