Influenza

Si chiama imprinting immunitario ed è una sorta di tracciamento del ceppo virale influenzale che il nostro organismo applica al primo virus da cui è stato infettato

Il nostro organismo ha la mente lunga e ricorda bene la prima volta che si è ammalato di influenza. Uno studio condotto dalle Università della California, dell’Arizona e del Fogarty International Center del Maryland e pubblicato su Science ha rivelato che il primo ceppo influenzale che colpisce il nostro organismo viene memorizzato, consentendo così alle difese immunitarie di evitare nuove infiammazioni da parte dello stesso ceppo. Due i sottotipi dell’influenza A (la cosiddetta “aviaria”) presi in esame: l’H7N9 e l’H5N1. Se ad esempio una persona è stata esposta al gruppo H3 poco dopo la nascita difficilmente potrà essere colpita in futuro da un ceppo di H7. Si crea una sorta di immunizzazione. I ricercatori hanno chiamato questo fenomeno “imprinting immunitario” che permetterebbe di predire la distribuzione delle malattie per future pandemie.

L’anno di nascita potrebbe essere, quindi, il fattore determinante per comprendere a quali tipi d’influenza si è più vulnerabili. Capire quale dei due principali tipi d’influenza stagionale era il più diffuso al tempo, può suggerire ai medici quale tipologia di virus può rivelarsi più dannosa. E di conseguenza può permettere di scegliere il vaccino più mirato. Secondo Michael Worobey, responsabile del ramo Ecology ed Evolutionary biology presso l’Università dell’Arizona, l’età non conta, bensì l’anno in cui si è nati. “Il primo virus che s’incontra sembra impostare le difese per tutta la vita non solo contro quel particolare virus, ma anche contro i suoi ‘cugini’”, ha concluso Worobey.

I ricercatori hanno lavorato su dati storici per trovare le ragioni per cui l’influenza ha infettato gruppi di età diversa. Innanzi tutto si sono analizzati i casi di H1N1 tra il 1918 e il 1957, poi l’H3N2, ceppo dominante dal 1968 (ad eccezione del picco di H1N1 del 1977 e del 2009). In Cina, ad esempio, tra il 2012 e 2015 c’è stato un picco di H7N9 tra la popolazione nata nella prima metà del XX secolo. Per quanto riguarda l’H5N1 in Cina, Egitto, Indonesia, Thailandia e Vietnam tra il 1997 e il 2015 la popolazione colpita risultava nata intorno al 1968.

Il team di ricerca pensa inoltre che chi è stato colpito nonostante l’immunità, abbia meno probabilità di infettare altri soggetti (ad esempio con gli starnuti) a causa del ridotto numero di agenti patogeni nel proprio organismo.