junk food

Cibi industrializzati raffinati, poveri di vitamine e sali minerali potrebbero essere oggi la causa di un’epidemia di malattie mentali. L’allarme della psicologa neozelandese Julia Rucklidge.

junk food (o cibi spazzatura all’italiana) tornano sotto processo. La diffusione nella nostra dieta di alimenti raffinati ed elaborati, poveri di vitamine, sali minerali e con scarso valore nutrizionale, starebbe alimentando oggi una vera e propria epidemia di malattie mentali. A lanciare l’allarme è Julia Rucklidge, psicologa dell’Università di Canterbury in Nuova Zelanda. Da anni la dottoressa sta studiando la relazione tra alimentazione e condizioni come la depressione, l’ansia, il deficit di attenzione, la sindrome premestruale e il disturbo da stress post-traumatico. “La nostra alimentazione – ha spiegato in un’intervista a The New Zealand Herald – è cambiata così rapidamente negli ultimi cinquant’anni che è difficile non credere che abbia un qualche impatto anche sulla nostra salute mentale“. Solo in Nuova Zelanda un adulto su otto è oggi in cura con anti-depressivi: una percentuale di pazienti salita negli ultimi dieci anni dell’8,4% del 2006 al 12,7% di quest’anno. “Il mio lavoro ha evidenziato che, poiché c’è un impatto dell’utilizzo di vitamine e minerali sulla salute mentale, la dieta che queste persone stanno seguendo semplicemente non è adeguatamente a soddisfare le loro esigenze nutrizionali” ha dichiarato Julia Rucklidge.
Da uno studio controllato e randomizzato condotto dal gruppo della dottoressa Rucklidge su pazienti adulti con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) è emerso che,  introducendo un supplemento di vitamine e sali minerali, il 64% delle persone ha mostrato un miglioramento dei sintomi dopo otto settimane, rispetto al 37%  del gruppo placebo. La supplementazione utilizzata nel trial è stata composta da vitamina A, C, D, E, B, tiamina, riboflavina, magnesio, calcio, ferro, fosforo, zinco, selenio, rame, manganese, potassio e alcuni aminoacidi essenziali. Non solo, già un’ulteriore analisi condotta su novantuno abitanti della città di Christchurch subito dopo il sisma del 2011 aveva dimostrato una riduzione dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress, dal 65% al 19%, tra coloro che avevano ricevuto una supplementazione, contro il leggero aumento dal 44% al 48% del gruppo controllo. Per il futuro, quindi, l’invito della dottoressa ai governi è di considerare una supplementazione nutrizionale per tutti gli abitanti delle aree colpite da catastrofe.
Resta ancora da chiarire con quale meccanismo i supplementi riducono i sintomi delle malattie mentali. “Potrebbero assistere i mitocondri (le centrali elettriche della cellula) a lavorare in modo più efficace” conclude la dottoressa.