muhammad ali


“Fly like a butterfly, sting like a bee” /”Vola come una farfalla, pungi come un’ape”


Tutti lo conoscono come Muhammad Ali, ma il nome con cui nasce a Louisville nel 1942 è Cassius Marcellus Clay Jr.


Cassius Clay è stato un pugile statunitense, considerato uno dei più grandi pesi massimi di tutti i tempi e tra i più amati atleti della storia.


Carisma, senso dell’umorismo, simpatia e qualche scelta coraggiosa (e anche controversa) lo hanno reso una figura di grande influenza sia dentro che fuori dal ring.


Chi era Muhammad Ali


Cassius Clay nasce a Louisville nel 1942 e la sua infanzia viene segnata, come quella di molti afroamericani del tempo, dal contesto di segregazione razziale in cui viveva.


È entrata nella storia la vicenda che lo convinse a boxare. Quando aveva 12 anni, venne fermato dal poliziotto Joe E. Martin, che lo sentì mentre inveiva contro chi gli aveva rubato la bicicletta, minacciando di malmenare chiunque fosse stato. Il poliziotto gli consigliò prima di imparare a boxare e lo accompagnò alla palestra Columbia. Qui inizia la storia di Muhammad Alì.


Un pugile inusuale, perché il suo stile era incentrato su un notevole gioco di gambe, che gli conferiva dinamicità e prontezza di riflessi. Questa caratteristica gli permetteva di combattere con la guardia quasi perennemente abbassata e, nonostante ciò la velocità dei suoi attacchi risultava comunque vincente. Oltre alla grande capacità di incassatore, cercava sempre di evitare i colpi alla testa con repentini scatti laterali.


Sul ring si muoveva quasi danzando e per questo era diverso da qualsiasi altro pugile del tempo.


Il suo motto “fly like a butterfly, sting like a bee” ricalca alla perfezione quello che era il suo stile di combattimento: la leggerezza con cui si muoveva sul quadrato era del tutto inusuale per un campione dei pesi massimi e per questo “butterfly”. A questa danza si alternavano pugni efficace e potenti, come il famoso “phantom punch”, talmente perfetto da risultare quasi invisibile alle telecamere.


Il 1964 è stato un anno particolare, segnato prima dalla vittoria del titolo di campione dei pesi massimi, ottenuto sconfiggendo Sonny Liston, e successivamente dalla conversione alla fede islamica, momento in cui scelse di cambiare legalmente il suo nome in Muhammad Ali.  

Ispirarsi a Muhammad Ali, un grande pugile 1
Muhammad Ali con i Beatles

Perché ispirarsi a Muhammad Ali?


“Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato “negro””.


Siamo a tempi della Guerra in Vietnam, tutti i giovani americani veniamo chiamati alle armi e tra loro, c’era anche Ali. Sfruttando il suo carisma ed il suo potere mediatico, fece la propria campagna contro la Guerra in Vietnam.


“Ali, sai dov’è il Vietnam?” – “Sì, in Tv”.


Con umorismo e determinazione, Muhammad Alì si rifiutò di partire e questo gli costò il ritiro della licenza di pugile ed un fermo dalla scena pugilistica mondiale.


In un’era dove gli sportivi lasciavano parlare i propri manager, Alì si ritagliò i propri spazi, diventando famoso come personaggio stravagante e provocatorio. Oltre alla tattica intimidatoria del trash-talking nei confronti degli avversari, Muhammad Ali sfruttava le conferenze stampa per parlare di problemi sociali. Ben presto divenne il punto di riferimento del Black Power americano e per questo il pubblico lo amava profondamente.


Nel 1984 gli venne diagnosticata la sindrome di Parkinson, sviluppata probabilmente a causa della sua professione, nonostante i numerosi disagi fisici, Muhammad Ali non smise mai di impegnarsi in azioni umanitarie.

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